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La cannabis è stata sotto processo per anni ed in parte lo è tuttora. Molti paesi l’hanno legalizzata ma moltissimi altri no. La pianta di canapa terapeutica è stata legalizzata in molti paesi proprio grazie alle ricerche che hanno dimostrato il suo valore medico-terapeutico. Questa pianta terapeutica ha una caratteristica che la contraddistingue dalla classica marijuana che tutti conosciamo, ovvero si tratta di una pianta con bassissime concentrazioni di THC ovvero priva -o quasi- di effetti stupefacenti e psicotropi. Inoltre questa pianta è ricca di altri cannabinoidi utili ed estremamente benefici per il nostro organismo. Studi hanno dimostrato che il CBD (cannabidiolo) presente al suo interno è capace di curare svariate malattie tra cui le dipendenze.

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La dipendenza è definita come una malattia dalla maggior parte delle associazioni mediche. Come il diabete, il cancro e le malattie cardiache, la dipendenza è causata da una combinazione di fattori comportamentali, ambientali e biologici. I fattori di rischio genetici rappresentano circa la metà della probabilità totale che qualcuno possa ritrovarsi a lottare contro una dipendenza. Le dipendenze non trattate possono portare conseguenze che includono altri disturbi di salute fisica e mentale richiedenti cure mediche. Se non trattata in tempo, la dipendenza si aggrava diventando invalidante e pericolosa per la vita.

Cos’è la dipendenza?

La maggior parte delle persone non lo sa, ma la dipendenza da droga e alcol è in realtà una malattia. È una malattia del cervello caratterizzata da una dipendenza fisica e psicologica, nonostante la consapevolezza degli effetti nocivi. I soggetti dipendenti sono pienamente consapevoli del loro problema, ma trovano estremamente difficile o persino impossibile fermarsi. Si tratta di un circolo vizioso poiché la causa principale della dipendenza da alcol e droghe sarebbe un abuso prolungato delle due sostanze. L’abuso di droghe è innescato da diverse ragioni come la pressione sociale, la depressione e l’aumento della disponibilità di droghe. La tossicodipendenza è stata anche descritta come una malattia recidivante, poiché molti pazienti spesso ricadono nella dipendenza se il trattamento post-disintossicazione non è efficace.

Negli Stati Uniti, la dipendenza da oppioidi è stata dichiarata emergenza sanitaria pubblica dal presidente Trump nel 2017. Da allora è stata soprannominata la crisi degli oppioidi. Nel 2015, oltre 20.101 decessi sono stati causati da overdose di antidolorifici da prescrizione. Altri 12.990 decessi sono stati attribuiti a overdose di eroina. Nel 2016, il Dipartimento per la Salute e i Servizi Umani degli Stati Uniti ha registrato 42.000 morti attribuiti a overdose da oppioidi. Queste sono statistiche che fanno riflettere.

Negli ultimi anni, i ricercatori hanno studiato il cannabidiolo (CBD), un composto che si trova nella cannabis e che potrebbe rappresentare un trattamento molto efficace per la dipendenza da sostanze. Nonostante, la Drug Enforcement Administration (DEA) lo classifichi come un farmaco di Schedule 1 -ovvero si ritiene che abbia una elevata capacità di abuso-, 29 stati hanno comunque legalizzato l’uso della marijuana medica.

Ma come può questa sostanza sotto forma di farmaco ad aiutare contro la tossicodipendenza? Si ritiene che il CBD abbia la capacità di modificare i percorsi neuronali del cervello di un tossicodipendente per aiutarlo a diminuire le voglie e i sintomi dell’astinenza.

Perché usare il CBD?

Il CBD si è già dimostrato efficace nel trattamento di altre malattie disturbi. Risulta estremamente efficace, ad esempio, nel controllare le crisi epilettiche, ridurre l’infiammazione, e diminuire il dolore cronico. Inoltre il CBD risulta estremamente utile nel ridurre gli effetti ed i sintomi, come la nausea, derivanti dalla chemioterapia nei pazienti oncologici.

Uno dei motivi principali per cui il CBD risulta efficace come trattamento per la dipendenza è perché non è psicoattivo. Ciò significa che a differenza del THC (tetraidrocannabinolo), la componente stupefacente e psicotropa della marijuana, il CBD offre i suoi benefici medico-terapeutici senza effetti euforizzanti. È interessante notare inoltre che il CBD neutralizza gli effetti psicoattivi del THC. Come specificato in precedenza, il CBD lavora modificando i percorsi neurali nel cervello di un tossicodipendente per ridurre il desiderio e i sintomi di astinenza. Ciò significa che i tossicodipendenti sottoposti al trattamento a base di CBD hanno minori rischi di ricaduta.

Benefici

Il CBD offre una lista infinita di benefici per corpo e mente nei soggetti dipendenti. Anzitutto aiuta a neutralizzare il desiderio della sostanza stessa, rendendo molto meno probabile una ricaduta nell’abuso anche se provocati. Ciò rappresenta uno dei principali vantaggi del cannabidiolo contro le dipendenze poiché risulta che ben l’85% dei soggetti dipendenti da alcol e oppioidi subiscono una ricaduta dopo il primo anno di trattamento di disintossicazione. Il CBD diminuisce anche i sintomi delle crisi d’astinenza.

Inoltre il CBD ha la la proprietà di ridurre i livelli di ansia, cosa particolarmente importante per i dipendenti da oppioidi. Ciò non solo aiuta nel trattamento di disintossicazione, ma è soprattutto di estrema importanza per evitare una ricaduta. Gli scienziati hanno stabilito che il CBD abbia la capacità di attivare parzialmente il recettore della serotonina 5HT1-A nel cervello, il che spiega i suoi effetti benefici sull’umore.

Infine, a differenza di altri farmaci comunemente usati per la disintossicazione, il CBD non crea dipendenza.

Effetti collaterali

Il CBD viene considerato una sostanza sicura, tuttavia esistono [possibili effetti collaterali minori tra i quali nausea, diarrea, sonnolenza, cambiamento dell’appetito, secchezza delle fauci. Questi sintomi sono rari e facilmente reversibili. Inoltre non sono comparabili con gli effetti collaterali dei farmaci tradizionalmente usati per combattere le dipendenze. 

Posologia

Ogni individuo reagisce in modo differente al consumo di CBD. Il dosaggio raccomandato per ciascun prodotto e per ciascuna persona potrebbe variare di molto, creando confusione. Il dosaggio varia anche a seconda della concentrazione di CBD nell’olio. In media 25 mg di CBD al giorno risultano efficaci per la maggior parte della gente. Per sintomi particolarmente ostinati, il dosaggio può essere gradualmente aumentato di settimana in settimana, fino ad ottenere dei risultati. È importante monitorare e tenere sotto controllo la posologia in ogni momento per garantire l’efficacia del prodotto. Per avere maggiori dettagli consultate il nostro articolo sul dosaggio e posologia del CBD.

In che modo posso assumere CBD?

Il CBD è reperibile in diverse forme a partire dal classico olio, fino ad arrivare a capsule, supposte, oli da vaporizzare o persino edibili. L’olio di CBD resta tuttavia il prodotto preferito dalla maggior parte dei consumatori. Ciascun individuo può scegliere la forma che più si addice alle proprie esigenze e preferenze personali.

Storie di successo

A Luca* (nome di fantasia per proteggere l’anonimato), è stata prescritta l’ossitocina, sostanza contenente oppioidi, per aiutarlo a ridurre il dolore in seguito al dislocamento di un disco nella sua spina dorsale. Tuttavia, il medico ritirò la prescrizione quando si rese conto che Luca era diventato dipendente da questa sostanza e ne stava abusando. Luca ha tuttavia trovato altri modi per accedere alla sostanza, portando a una battaglia durata sette anni con la dipendenza da oppioidi. Ha provato a fumare marijuana, ma il suo bisogno di oppiacei persisteva. Ha quindi provato il CBD, che da allora si è dimostrato efficace. Ha iniziato ad assumere capsule da 33 mg una volta al giorno, e sostiene che ciò lo ha fatto uscire dalla dipendenza e ha riportato la sua vita alla normalità.

Ricerca

Un recente studio sul CBD effettuato da Freidbert Weiss ha dimostrato l’efficacia di questa sostanza per combattere le dipendenze. La ricerca è stata condotta su ratti con dipendenze indotte da alcol e cocaina. È stato loro somministrato un gel a base di CBD per uso topico su base giornaliera per una settimana e successivamente è stata testata la loro reazione alle più comuni cause scatenanti di una ricaduta.

I ratti hanno passato il test con successo, dimostrando una minor predisposizione alla ricaduta anche quando provocati. Inoltre i ratti che hanno consumato CBD mostrano minore ansia ed impulsività – tratti tipici dei soggetti dipendenti. La ricerca ha quindi dimostrato come il CBD possa efficacemente aiutare a combattere le dipendenze.

In conclusione, senza un trattamento farmacologico a lungo termine di prevenzione della ricaduta, il sogno di un tossicodipendente di raggiungere la sobrietà rimane tale. L’olio di CBD offre ai soggetti dipendenti la soluzione a lungo termine di cui hanno bisogno.

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